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E LE
ORIGINI DEL MOVIMENTO SOCIALISTA A CARLOFORTE E IN SARDEGNA.
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Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio
Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico
Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai
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PARTE TERZA
L'azione di Cavallera non era un'azione
isolata; in quegli anni infatti in Sardegna e in Italia s'andava affermando il
pensiero socialista che portava avanti le istanze dei lavoratori, le cui
condizioni avevano indotto uomini di cultura a difenderne i diritti e a
organizzarli nella lotta comune contro lo sfruttamento padronale.
Era il periodo in cui le società belghe,
inglesi e francesi diventavano proprietarie delle concessioni delle
miniere sarde che sfruttavano
esosamente e in cui il lavoro dei sardi era destinato soltanto alla estrazione
del minerale, mentre i profitti emigravano altrove, all'estero o in continente.
Le stesse tonnare e la relativa industria
erano in mano a capitalisti genovesi. Molte società forestiere si contendevano
la Sardegna e le sue risorse solo a scopo di rapina. La situazione era anche
aggravata dal fatto che i salari erano molto bassi e diversi da quelli che
ricevevano ilavoratori delle altre
regioni italiane. Nel 1894, il Pais-Serra scriveva nella relazione per la
Camera dei Deputati, che non immaginava "…che le condizioni di quest'ultima
regione d'Italia fossero gravi ed eccezionali, che in quelle provincie i mali,
purtroppo comuni alle altre parti del Regno, assumessero forma più acuta e di
maggiore violenza … donde una indeterminata aspirazione a rimedi, non solo
urgenti e radicali, ma tali che tenessero conto delle condizioni anomale in cui
l'isola trovasi in confronto alle altre parti dello stato(3)".
In tale ambiente non esistevano le grandi
divisioni politiche e sociali ma "soltanto partiti personali,
consorterie, nello stretto senso della parola" (vedi Pais-Serra
citato); Verso la fine del secolo cominciò però a svilupparsi "un
moto di idee e di cultura che cercava di prendere coscienza dei problemi reali
della Sardegna (vedi Sotgiu cit. pag 68): erano gli anni nei quali
proprio in Sardegna maturarono le prime esperienze giovanili di uomini
destinati ad avere un grande peso nella storia futura del movimento operaio e
in quello cattolico e in genere nella vita del paese: Gramsci, Lussu, Segni;
erano gli anni nei quali si formarono e acquistarono dimensione nazionale
personalità come Grazia Deledda e Sebastiano Satta, mentre Felice Cavallotti
diventava l'idolo delle masse popolari. Era vivo ed ampio un movimento ideale e
culturale, destinato col volgere degli anni ad avere importanti sviluppi anche
sul piano politico, un movimento che riproponeva i temi dell'autonomia e
dell'Autogoverno.
Tale era l'ambiente sardo quando vi comparve
l'idea socialista e vi si diffuse rapidamente, naturalmente l'adesione al
socialismo non coincideva con l'adesione al partito o alla sua azione generale,
ma spesso solamente l'iscrizione a una lega, a una camera di lavoro, a una
mutua di soccorso, a una cooperativa (Sotgiu cit.).
A Cagliari comparve presto una vasta
fioritura di socialisti, i giovani accorrevano nelle file del partito e tra di
loro vi svolgeva una intensa attività l'allora studente Jago Siotto; si formò
una lega di ferrovieri per opera dello stesso Cavallera, allora studente in
medicina; si pubblicò il primo giornale socialista sardo "La Volontà", nella provincia di Sassari la nuova idea
assunse proporzioni di fenomeno sociale. Mentre però a Cagliari e a Sassari ben
presto il movimento si sfasciava, l'idea si diffondeva nel bacino minerario del
Sulcis-Iglesiente, dove la classe dei minatori era "Abbruttita dal lavoro,
dalla miseria e dall'ignoranza, affidata senza alcuna garanzia alla tirannide e
allo sfruttamento dei capitalisti"(Sotgiu cit.). Sorsero infatti
le prime organizzazioni in tutto il bacino minerario ed a Carloforte, dove come
abbiamo visto, il socialismo trovò terreno propizio ad opera di Cavallera.
Anche la sua Lega dei Battellieri non ebbe però lunga vita: il 6 Giugno 1898 fu
sciolta dalle autorità nel clima di repressione creatosi in Italia in seguito
ai disordini verificatisi in varie parti(in quell'anno il prezzo del pane in
conseguenza di una vasta crisi economica internazionale rincarò ancora rendendo
più dura la miseria del popolo); a Parma la folla si scatenò tagliando i fili
del telefono e distruggendo i lampioni della luce elettrica; a Firenze fu
invaso il Palazzo Strozzi, dove era alloggiata la Regina d'Olanda; a Milano il
generale Bava-Beccaris fece sparare sulla folla inerme durante alcuni tumulti:
(rimasero uccise 80 persone e per le strade continuarono i combattimenti per
altri quattro giorni. La colpa di questo episodio fu riversata sui socialisti e
subito furono adottate misure repressive, furono arrestati il radicale Romussi,
il repubblicano De Andreis, insieme a Costa, Bissolati e alla Kuliscioff;
Turati venne condannato a 12 anni di
carcere, furono militarizzati i ferrovieri e gli impiegati dello stato per
impedirne lo sciopero, furono chiuse le Università delle principali città,
sciolte le camere del lavoro, banche contadine, associazioni ed Enti di varia
natura. La stessa sorte toccò alla Lega di Cavallera, il quale però non si
perse d'animo e ricostituì quasi subito una Società di Previdenza tra
battellieri, con scopi dichiarati di assistenza e previdenza, ma con
l'ovvio sottofondo di attività socialista e sindacale. Così la lottacontinuò incessante anche se ci furono altre repressioni (il Cavallera fu
arrestato) e anche se in seno al movimento operaio si verificò la scissione
(riflettente quella nazionale) tra gli elementi d'ispirazione
socialista e quelli d'ispirazione cattolica.
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Nel 1891 papa Leone XIII aveva pubblicato l'importante Enciclica (Rerum Novarum) nella quale pur condannando la lotta di classe, prendeva una posizione precisa e nuova sui problemi sociali sostenendo che le eccessive disuguaglianze economiche andavano ridotte e che i lavoratori avevano il diritto di organizzarsi e associarsi in sindacati. Così accanto alle organizzazioni socialiste
"Rosse" sorsero sindacati e cooperative "Bianche" che si diffusero rapidamente. Pur perseguendo gli stessi fini, a Carloforte i due raggruppamenti finirono con l'intralciarsi e danneggiarsi a vicenda (ancora oggi con i termini di
Cappe bianche e Cappe nere, vengono ricordati i due schieramenti politici di allora). Intanto da parte del governo Italiano si andava delineando una nuova linea politica verso le organizzazioni sindacali. E' del 1° Giugno 1906 il telegramma che Giolitti inviò ai prefetti perché salvaguardassero le aspettative delle classi operaie e garantissero la neutralità dello Stato nelle lotte tra capitale e lavoro.(4)
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Andrea Costa.
Primo deputato socialista nel Parlamento italiano(1882) giunse a Carloforte nel Febbraio del 1900 a perorare la causa dei battellieri .
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Qualche miglioramento si deve comunque registrare, come l'aumento del prezzo del trasporto del minerale concesso nel 1912 dalle società minerarie, pur rimanendo le condizioni generali nel complesso inalterate sino a quando il traffico minerario non incominciò, seppur lentamente, a scemare. Molte società provvedevano a trovare altre vie più agevoli e convenienti per il trasporto dei loro prodotti, con la costruzione di strade, il porto di Cagliari divenne sempre più competitivo. A Carloforte non rimasero che la Gennamari-Ingurtosu e la Malfidano e sporadicamente Buggerru e Nebida. . Così dalla media anteguerra delle 100.000 tonnellate si scende velocemente a quella ben più modesta delle 53.000 del quadriennio 1931-34.
Pur mantenendo
le caratteristiche e la funzionalità di un'attività primaria per l'economia
carolina, quella dei Galanzieri vede rarefarsi il numero dei lavoratori: poco
meno di 500 nel quadriennio citato, contro gli oltre 1200 dell'immediato
dopoguerra, è calato il numero dei lavoratori, è migliorata col motore la
navigazione, ma sono pur sempre le condizioni di lavoro umano (zappa-coffetta): duro, massacrante, bestiale; le combattute controversie del più recente passato avevano potuto apportare soltanto qualche lieve miglioramento sul piano economico, ma nulla avevano potuto sulla
"qualità" del lavoro anche perché condizionato dalla sua stessa natura.
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