La Mattanza

La mattanza

La giornata della mattanza incomincia verso le 5 del mattino.
Si preparano le barche che poi vengono trainate dove è stata calata la tonnara.
Poi si inducono i tonni ad arrivare nella "Camera della morte" che viene salpata.
Questo è l'inizio vero e proprio della mattanza.
I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais tirano su la rete.
I tonni man mano che gli viene a mancare l'acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono. Quando sono ormai sfiniti vengono issati sulle barche.
La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. E' al tempo stesso emozionante, è la lotta per la sopravvivenza che per chi vive in città sembra essere un ricordo di tempi lontani.

La storia di Carloforte

Cenni storici

Marina di Carloforte

La marina nel 1920

Si narra che l'apostolo Pietro, di ritorno dall'Africa e diretto a Roma, avrebbe sostato nell'isola a causa di una tempesta: da qui l'attuale suo nome di Isola di San Pietro.
Benché mai stabilmente abitata sino al 1738, nel corso dei secoli l'isola offrì riparo alle navi fenicie, greche e cartaginesi. Probabilmente più a lungo sostarono i romani: nel 1878 fu rinvenuta un'intera necropoli che lasciò presupporre l'esistenza di un'intera stazione militare.
Nel 1738 fu colonizzata dagli abitanti di Tabarka, un'isola tunisina, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che allo scopo di sfruttare i ricchi banchi di corallo l'avevano popolata con pescatori quasi esclusivamente pegliesi.
I motivi che spinsero i tabarkini ad abbandonare l'isola furono soprattutto l'impoverimento dei banchi di corallo, la limitata estensione dell'isola, che non era più in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione che nel frattempo era cresciuta notevolmente, ed inoltre le continue molestie dei corsari e dei Bey di Tunisi e di Algeri.
Fu per questi motivi che conosciuta l'intenzione del Re di Sardegna Carlo Emanuele III, di voler procedere alla ripopolazione della Sardegna ne approfittarono per lasciare definitivamente Tabarka e stabilirsi nell'isola di San Pietro ove si dedicarono alla pesca del corallo, del tonno per mezzo delle tonnare, ed alla produzione di sale. 

Una parte della comunità tabarkina restò a Tabarka, che nel frattempo fu invasa prima dai tunisini, poi dagli algerini. Quest'ultima incursione rese completamente deserta l'isola e la popolazione venne ridotta in schiavitù. Gli schiavi furono riscattati dal Re di Spagna Carlo III, il quale li inviò ad Alicante per poi assegnargli nel 1770 la piccola isola di San Pablo, 9 miglia a sud di Alicante, ribattezzata dai profughi tabarkini Nueva Tabarka.
Nel 1793 l'isola fu occupata dai francesi che la rinominarono "L'isola della libertà" . L'occupazione fu comunque di breve durata e non apportò modifiche sostanziali dal punto di vista sociale, morale e politico.
Ben più dolorosa fu invece nel 1798 l'incursione barbaresca: circa 500 corsari capeggiati dal rais Mohamed Rumeli misero a ferro e fuoco Carloforte, facendo 933 prigionieri che deportati in terra d'Africa vissero in schiavitù per ben 5 anni. La liberazione avvenne solo dopo fervide trattative internazionali.
Queste occupazioni indussero i Carlofortini a costruire le mura di cinta intercalate da una serie di fortini. Purtroppo oggi delle vecchie mura è rimasta solo il lato ovest, interrotto tra l'altro dalla costruzione delle scuole elementari

 
Bilancelle Carlofortine

Bilancelle carlofortine a Portovesme (1890)

Nella seconda metà dell'ottocento Carloforte visse il periodo di maggior benessere, grazie al trasporto di minerali estratti dai ricchi giacimenti situati sulla costa vicina da parte di grandi società minerarie francesi, belghe ed inglesi. Infatti mancando in questi luoghi dei veri e propri porti, Carloforte divenne punto d'appoggio e porto d'imbarco del minerale.Incominciava la gloriosa, per quanto umile, epoca dei "Battellieri". Schiavi di ritmi di lavoro disumani, uomini dalla tempra d'acciaio nonché validissimi marinai, che provvedevano alle operazioni di carico e scarico portando sulle spalle le "coffette" di minerale.
A questa stagione seguì un periodo particolarmente significativo, quello della costituzione di leghe e sindacati, come quella dei "Battellieri", dei "Galanzieri" e quella dei "Lavoratori del mare": le prime associazioni di lavoratori in Sardegna e tra le prime in Italia. Nel 1911 a Carloforte si ebbe la prima amministrazione socialista della Sardegna. 
In seguito alla crisi delle miniere che colpì tutto il bacino del sulcis-iglesiente e del guspinese, i carlofortini tornarono alle antiche attività come la pesca, le saline e soprattutto la navigazione.
Ai giorni nostri lo sviluppo economico dell'isola è legato principalmente al turismo, che va aumentando di anno in anno, grazie alle bellezze naturali del luogo ed anche ai notevoli sforzi degli operatori del settore.

 

Bibliografia

  • Studio monografico sulla città di Carloforte - A cura del corpo insegnante delle scuole elementari di Carloforte - Editrice Sarda Fossataro.
  • Antologia Carolina - Nino Simeone e Norino Strina - Edizioni della torre
  • Le lotte operaie nel sulcis-iglesiente - Salvatore Manconi
  • L'arcipelago del sulcis e la sua storia - Gin Racheli - 
    I Microcosmi - Vert Sardegna
  • L'isola della libertà - Giulio Picciotti - Ed. Demos - Cagliari

Approfondimenti