La storia di Carloforte
Cenni storici
La marina nel 1920
Si narra che l'apostolo Pietro, di ritorno dall'Africa e diretto
a Roma, avrebbe sostato nell'isola a causa di una tempesta: da qui l'attuale suo
nome di Isola di San Pietro.
Benché mai stabilmente abitata sino al 1738, nel corso dei secoli l'isola
offrì riparo alle navi fenicie, greche e cartaginesi. Probabilmente più a
lungo sostarono i romani: nel 1878 fu rinvenuta un'intera necropoli che lasciò
presupporre l'esistenza di un'intera stazione militare.
Nel 1738 fu colonizzata dagli abitanti di Tabarka, un'isola tunisina, colonia
ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che allo scopo di
sfruttare i ricchi banchi di corallo l'avevano popolata con pescatori quasi
esclusivamente pegliesi.
I motivi che spinsero i tabarkini ad abbandonare l'isola furono soprattutto
l'impoverimento dei banchi di corallo, la limitata estensione dell'isola, che
non era più in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione che nel
frattempo era cresciuta notevolmente, ed inoltre le continue molestie dei
corsari e dei Bey di Tunisi e di Algeri.
Fu per questi motivi che conosciuta l'intenzione del Re di Sardegna Carlo
Emanuele III, di voler procedere alla ripopolazione della Sardegna ne approfittarono
per lasciare definitivamente Tabarka e stabilirsi nell'isola di
San Pietro ove si dedicarono alla pesca del corallo, del tonno per mezzo delle tonnare, ed alla produzione di sale.
Una parte della comunità tabarkina restò a Tabarka, che nel frattempo fu
invasa prima dai tunisini, poi dagli algerini. Quest'ultima incursione
rese completamente deserta l'isola e la popolazione venne ridotta in
schiavitù. Gli schiavi furono riscattati dal Re di Spagna Carlo III, il
quale li inviò ad Alicante per poi assegnargli nel 1770 la piccola isola
di San Pablo, 9 miglia a sud di Alicante, ribattezzata dai profughi
tabarkini Nueva
Tabarka.
Nel 1793 l'isola fu occupata dai francesi che la rinominarono
"L'isola della libertà" . L'occupazione fu comunque di breve
durata e non apportò modifiche sostanziali dal punto di vista sociale,
morale e politico.
Ben più dolorosa fu invece nel 1798 l'incursione barbaresca: circa 500
corsari capeggiati dal rais Mohamed Rumeli misero a ferro e fuoco
Carloforte, facendo 933 prigionieri che deportati in terra d'Africa
vissero in schiavitù per ben 5 anni. La liberazione avvenne solo dopo
fervide trattative internazionali.
Queste occupazioni indussero i Carlofortini a costruire le mura di cinta
intercalate da una serie di fortini. Purtroppo oggi delle vecchie mura è
rimasta solo il lato ovest, interrotto tra l'altro dalla costruzione delle
scuole elementari
Bilancelle carlofortine a Portovesme (1890)
Nella seconda
metà dell'ottocento Carloforte visse il periodo di
maggior benessere, grazie al trasporto di minerali estratti dai ricchi
giacimenti situati sulla costa vicina da parte di grandi società
minerarie francesi, belghe ed inglesi. Infatti mancando in questi luoghi
dei veri e propri porti, Carloforte divenne punto d'appoggio e porto
d'imbarco del minerale.Incominciava la gloriosa, per quanto umile, epoca
dei "Battellieri". Schiavi di ritmi di lavoro disumani, uomini
dalla tempra d'acciaio nonché validissimi marinai, che
provvedevano alle operazioni di carico e scarico portando sulle spalle le
"coffette" di minerale.
A questa stagione seguì un periodo particolarmente significativo, quello
della costituzione di leghe e sindacati, come quella dei "Battellieri", dei
"Galanzieri" e quella dei "Lavoratori del mare": le
prime associazioni di lavoratori in Sardegna e tra le
prime in Italia. Nel
1911 a Carloforte si ebbe la prima amministrazione socialista della
Sardegna.
In seguito alla crisi delle miniere che colpì
tutto il bacino del sulcis-iglesiente e del guspinese, i carlofortini
tornarono alle antiche attività come la pesca, le saline e soprattutto la
navigazione.
Ai giorni nostri lo sviluppo economico dell'isola è legato principalmente
al turismo, che va aumentando di anno in anno, grazie alle bellezze
naturali del luogo ed anche ai notevoli sforzi degli operatori del
settore.
Bibliografia
- Studio monografico sulla città di Carloforte - A cura del corpo insegnante delle scuole elementari di Carloforte - Editrice Sarda Fossataro.
- Antologia Carolina - Nino Simeone e Norino Strina - Edizioni della torre
- Le lotte operaie nel sulcis-iglesiente - Salvatore Manconi
- L'arcipelago del sulcis e la sua storia - Gin Racheli -
I Microcosmi - Vert Sardegna - L'isola della libertà - Giulio Picciotti - Ed. Demos - Cagliari
