Vai alla home page

L’incredibile avventura del “Ruggero II”,
un battello d’altri tempi.

L’incredibile avventura del “Ruggero II”, un battello d’altri tempi.
Di Simone Repetto.

Una barca che ha navigato a vela e a motore trasportando le più disparate merci per tutte le coste sarde, utilizzato poi come rimorchiatore, sull’orlo della disfatta ha conosciuto nuova gloria nell’isola dove venne costruito sul finire dell’Ottocento. Sono le incredibili vicende di un battello in legno, il Ruggero II, costruito a Carloforte dal maestro d’ascia Michele Biggio nel 1893, abbandonato in Gallura un secolo dopo e ristrutturato da un giovane imprenditore nautico, Salvatore Luxoro, audace cultore delle sfide anguste, come quella di far sopravvivere la marineria tradizionale carlofortina. Una storia di caparbietà e passione, affrontata con perseveranza e rischio imprenditoriale, sostenuta dalla volontà di rinnovare i fasti di un grande passato, ormai ricordato solo nelle cronache ingiallite di libri, foto e testimonianze storiche. Carloforte, all’alba del secolo scorso, rappresentava il secondo porto sardo più importante dopo Cagliari. Nella sua rada portuale gettavano l’ancora scafi a vela di ogni dimensione e genere, esisteva una rigogliosa attività cantieristica sostenuta in seguito da numerose officine meccaniche. Il motore dello sviluppo era il trasporto del minerale estratto nell’iglesiente, trasportato a vela nei magazzini isolani per essere esportato in Italia e all’estero. Per questo il battello venne varato e gli fu assegnato un nome regale, testimone dei nobili fautori del commercio minerario operanti in zona. Il dodici metri in legno veniva denominato “u sciaiju” (il cece) per la sua forma tozza, adatta al trasporto merci, con fondo quasi piatto per spingersi vicino alla battigia delle spiagge iglesienti e ricevere i carichi di “galanza”, il tipico minerale di colore scuro derivato dal piombo. Ma nelle sue stive ha trovato posto anche il sale proveniente dalle saline dell’isola di San Pietro, oltre a sabbia, ghiaia e mercanzia varia. Col declino dell’attività estrattiva e della navigazione a vela, la barca venne ceduta al maestro d’ascia Stefano Rossino che la rinnovò, motorizzandola per il traino del barcareccio della tonnara di Porto Paglia, negli anni sessanta. La riconversione e l’utilizzo come peschereccio avvenne con il quarto passaggio di proprietà, in capo a due pescatori di Calasetta, i fratelli Vigo. Per un ventennio, i suoi fasciami conobbero solo reti e pesci, oltre al nuovo nome “Buon Cuore” e una pittoresca vicenda. Nel 1970, i fratelli, divisi calcisticamente tra Cagliari e Juventus, scommisero sulla vincitrice del campionato di serie A, che andò ai sardi; in virtù di ciò, il battello venne interamente riverniciato di rossoblu e soprannominato da tutti “Forza Cagliari”, in onore dello squadrone di Gigi Riva. Restò una delle ultime bilancelle da carico ormeggiate nel porto carolino, insieme alla “Gina”, tragicamente incendiata da vandali oltre un decennio fà. Dopo i Vigo, fu nuovamente venduto, facendo rotta verso Oristano, Porto Torres e Olbia, dove venne disalberato e trasformato in rimorchiatore da un imprenditore gallurese, specializzato in lavori subacquei. Il rogo della Gina, la volontà di gareggiare a vela latina anche nella classe velieri e la notizia del battello in pessime condizioni in Gallura, attirarono l’attenzione di Luxoro. Dopo i tentativi falliti di alcuni carlofortini interessati al suo acquisto, il giovane imprenditore fece un primo sopralluogo nell’estate 2000, deciso a riportarsi a casa il Buon Cuore, abbandonato dal 1992 e unico superstite della valente carpenteria tabarchina insieme al gemello “Miriella”, restaurato per la vela latina e attualmente ormeggiato a La Maddalena. Con le sembianze di un relitto, venne trasportato su un rimorchio eccezionale, bloccando per ore la tortuosa San Teodoro – Olbia per attraversare tutta la Sardegna, scortato dalla polizia stradale fino a Portovesme. Lo sbarco dal traghetto destò curiosità e stupore, ma qualcuno riconobbe quel fasciame malandato e i suoi lineamenti, esclamando il ritorno di “u sciaiju”, il Forza Cagliari. Luxoro non perse tempo, con una serie di permessi organizzò un cantiere improvvisato appuntando la barca di fronte a casa, per controllarla a vista. Ridotta male, in pochi credevano a una risurrezione. Con l’aiuto di amici e i preziosi consigli del maestro d’ascia Giovannino Biggio, sviluppò una lenta ricostruzione, pezzo dopo pezzo, seguendo la struttura originale per recuperare il possibile. Il restauro interessò parte del fasciame e delle ossature, con la scassa dell’albero maestro e i madieri, adoperando ginepro, rovere, abete e pino solo per i nuovi assemblaggi, recuperando altresì il legname di alberi sradicati da forti temporali abbattutisi sull’isola. Un lavoro complesso, spesso svolto nei ritagli di tempo libero, in notturna e sotto le intemperie, a volte accompagnato dallo sguardo attento, dalla stima e dall’incitamento di curiosi, turisti e appassionati di barche d’epoca. Dopo oltre tre anni, la barca è stata completata, pitturata di un verde intenso, con nuova alberatura, manovre, vele e apparato motore. La propulsione è fornita da 120 metri quadri di superficie velica (latina e fiocco), combinata con un entrobordo Yanmar da 110 cavalli. Gli allestimenti interni prevedono 8 posti letto, bagno, cucina, frigo, acqua calda e altri comfort, oltre alle dotazioni elettroniche per la navigazione. La cura e il rispetto storico dei dettagli sono il fiore all’occhiello della ristrutturazione. I paranchi sono stati fatti a mano con olivo locale, per le manovre si è scelto una finta canapa simile ai vecchi cavi in fibra vegetale, è stata restaurata la ghisa fusa degli “occhi di cubia” originali, ancora segnati dalle catene delle ancore. C’è anche una soluzione innovativa, data dal boccaporto di carico semovibile in altezza, per adattarlo alle competizioni veliche e alle crociere turistiche. Il suggestivo varo s’è tenuto a fine maggio, sulla nuova banchina portuale antistante il Nautico, dopo una emozionante presentazione al Cineteatro Cavallera, col patrocinio dell’associazione iglesiente Pozzo Sella del Parco Geominerario Sardo. Il “Ruggero II”, riottenendo il nome originale e rispettando le fattezze autentiche, gareggerà ora nelle regate della vela latina, presenzierà al raduno di barche d’epoca a Saint Tropez, porterà in giro i turisti desiderosi di rivivere una crociera d’altri tempi, tra gli angusti spazi interni e le forti sensazioni di una navigazione a vela ormai dimenticata e superata. La sfida di Salvatore Luxoro è stata vinta. Ora, le acque sarde saranno solcate nuovamente dalla chiglia gagliarda di uno scafo tornato a ruggire da protagonista, portatore di nuove emozioni sulla scia della storia e della cultura marinara di un popolo.

 

Simone Repetto

E' nato e risiede a Carloforte.
Scrive articoli per il quotidiano "La Nuova Sardegna" e per la bellissima rivista MARENOSTRUM.


Torna all'indice della sezione

Un particolare della poppa dopo che l'imbarcazione è stata completamente restaurata. 

Il battello prima della ristrutturazione - nel corso del tempo era stata aggiunta una cabina e non era più presente l'armo a vela latina.

Sono state recuperate le vecchie costole ancora sane. Altre sono state completamente ricostruite grazie ai tronchi di pino d'Aleppo abbattuti da una forte tempesta.

sempre grazie ai tronchi recuperati sull'isola è stato possibile ricostruire i bagli.

Salvatore Luxoro usa l'ascia, l'antico attrezzo utilizzato dai vecchi maestri d'ascia.

Il varo.

Il Ruggero II torna finalmente a solcare il mare. La foto è stata scattata durante una regata di vela latina.

Vedi album fotografico completo sul Ruggero II che illustra tutte la fasi del restauro.