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La storia di Mamma Mahon - Il Fatto

Crea: 07/15/2001 - 14:10

BENTORNATA A CARLOFORTE MAMMA MAHON
di Antonio Cipollina.

Settembre 1943.

Fortuna Novella nel 1923L’Europa tutta è nel turbine dalla seconda guerra mondiale alla quale anche l’Italia partecipa dal giugno 1940.

In un primo tempo le vicende belliche sembrano favorevoli all’Italia e alla Germania ma con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti le cose cambiano e l’Italia è costretta ad arrendersi.

La notizia dell’armistizio viene diffusa l’8 settembre 1943.

La stessa notte le squadre navali italiane ancorate a La Spezia e a Genova ricevono l’ordine di salpare per sfuggire ai tedeschi che potrebbero occupare i porti.

Della squadra navale ancorata a La Spezia, comandata dall’amm. Carlo Bergamini, fanno parte le corazzate “Roma”, “Italia”, “Vittorio Veneto”, gli incrociatori “Eugenio di Savoia”, “Montecuccoli”, “Attilio Regolo” e i cacciatorpediniere “Legionario”, “Oriani”, “Grecale”, “Mitragliere”, “Fuciliere”, “Carabiniere”, “Velite”.

Della squadra navale ancorata a Genova, al comando dell’ammiraglio Luigi Bancheri, fanno parte gli incrociatori “Duca D’Aosta” e “Garibaldi”, le torpediniere “Libra”, “Orione”, “Orta” e “Pegaso”.

Le due formazioni si riuniscono in alto mare e puntano su La Maddalena dove i comandanti dovranno decidere su quale porto riparare.

Nel pomeriggio del 9 settembre, mentre la base di La Maddalena è oramai vicina, arriva l’ordine via radio di invertire la rotta perché l’isola è in mano tedesca. Immediata inversione di rotta delle unità navali. Sono le ore 15, al largo dell’Asinara in cielo appaiono alcuni Junkers tedeschi decollati dall’aeroporto di Istres presso Marsiglia. Gli aerei lanciano bombe, le navi rispondono al fuoco ma inutilmente: gli aerei volano a 5-6 mila metri d’altezza.
 

Alle ore 15 e 49 la corazzata “Roma” viene colpita due volte. La prima bomba cade tra la plancia e il castello di prora, la seconda sulla plancia di comando. Entrambe le bombe scoppiano all’interno della nave provocando incendi ed esplosioni. La corazzata si ferma, sbanda di 10 gradi a dritta. Poi le fiamme raggiungono il deposito di munizioni di prora, la santabarbara: l’esplosione è terribile.

La grande nave, orgoglio della Marina Militare italiana, 46000 tonnellate di stazza, si spezza in due e affonda rapidamente trascinando con se 1253 dei 1800 marinai di equipaggio. Fra essi l’ammiraglio Bergamini, il contrammiraglio Caraciotti e ottantasei ufficiali.

Anche la corazzata “Italia” viene colpita, ma la micidiale bomba radiocomandata attraversa la fiancata della nave che esploderà in acqua. La nave può proseguire.

Sul mare in calma relitti e molti naufraghi. Vengono recuperati 200 superstiti tra i quali molti feriti e 25 cadaveri.

Il comando viene assunto dall’ammiraglio Romeo Oliva.

La flotta punta verso Sud. L’Attilio Regolo e i cacciatorpediniere Carabiniere, Fuciliere e Mitragliere si fermano e raccogliere pietosamente i 25 morti e i 200 superstiti e proseguono poi per Port Mahon, capoluogo di Minorca (Baleari), in Spagna.

La Spagna è neutrale: la convenzione internazionale prevede che le navi impegnate in guerra possano sostare solo 24 ore nei porti neutrali. Le navi non si riforniscono di nafta da tanti giorni. E’ impossibile riprendere la navigazione senza quei rifornimenti che la Spagna non può concedere.

A questo punto l’intervento della carlofortina FORTUNA NOVELLA.

Appena venuta a conoscenza che gli equipaggi di alcune navi militari italiane si trovano in difficoltà si precipita al porto in aiuto dei connazionali. Lei, la sola italiana residente a Mahon.

Cura i feriti, procura da mangiare, trova le medicine, tiene i contatti con le famiglie in Italia, corre in camposanto dove depone fiori sulla tomba dei 25 marinai sepolti. Interviene presso le autorità locali onde evitare l’internamento e grazie alla sua azione, anche se le navi vengono internate,  agli equipaggi viene concesso di restare a bordo e muoversi liberamente.

Le porte di casa Riudavetz-Novella e quelle di Villa Fortuna vengono aperte ai 1800 marinai della formazione. Gli equipaggi delle navi sono composti da marinai perlopiù giovanissimi che tanto sentono la lontananza dell'Italia e della propria famiglia.

MAMMA FORTUNA o MAMMA MAHON, così sarà chiamata quella piccola Signora dagli occhi azzurri, fa loro da madre. Li nutre, li cura e distribuisce loro consigli, affetto e anche gli abiti del defunto marito.

Quando scendono a terra delle navi quei 1800 marinai sanno dove andare. Le case della dolce Signora danno loro il sapore della vita domestica e quel calore di italianità che li aiuta a superare quei momenti difficili.

 

Fortuna Novella Mamma MahonUna testimonianza per tutte, quella dell’ufficiale cagliaritano Enrico Lay, che scrive sull’album di casa Novella << A scuola mi hanno insegnato che la fortuna è una donna cieca o bendata che ha la facoltà di dare il bene o il male. A Mahon ho scoperto che Fortuna è una donna dagli occhi buonissimi che parlano prima della bocca>>.

 

Trascorrono così 16 mesi, la partenza avviene il 15 gennaio 1945.

I nostri giovani marinai salutano la loro benefattrice che li abbraccia uno per uno. Ha le lacrime agli occhi. I suoi figlioli, come ama chiamarli, piangono con lei.

Le navi si allontanano. Mamma Mahon agita le braccia con un fazzoletto in segno di saluto. I marinai, migliaia di mani tese verso di lei, fissano l’immagine di Fortuna Novella per imprimerla un’ultima volta nella loro mente .

Infine Mahon scompare alla loro vista.

Fortuna Novella non dimentica i morti della corazzata “Roma” sepolti a Mahon. Cura che sulle croci venga sistemata una targhetta col nome del defunto e non fa mancare preghiere e fiori.

Nel 1950, a ostilità concluse, la Marina militare italiana decide di onorare i caduti che riposano a Mahon.

Le salme vengono composte in un nuovo monumento di marmo dello scultore Armado D’Abrusco.

Novella Fortuna partecipa alla cerimonia il 29 settembre. Agli occhi degli ufficiali italiani giunti a Mahon per assistere alla cerimonia quella donna piccola già avanti negli anni di cui tanto hanno sentito parlare in Italia sembrò, sotto il profilo morale, un gigante e le parole dell’ammiraglio Ferrante Capponi ne dettero conferma:

 Vi è una persona in Mahon alla quale noi dobbiamo molta gratitudine: la signora Fortuna Novella. Essa ha svolto in passato una preziosa opera di assistenza ai nostri equipaggi e dimostra tuttora verso i caduti che sono qui sepolti una cura pia ed amorevole della quale è soltanto capace un’anima nobile e generosa mossa da amor patrio e carità cristiana.

About Author

Pietro Cappai

Realizzo siti web ed insegno nella scuola superiore di secondo grado. Amo il mare, gli sport velici e la musica. Vivo a Carloforte sull'Isola di San Pietro in Sardegna. Potete visitare il mio sito personale a http://www.pietrocappai.info.

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