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Alle
ore 15 e 49 la corazzata “Roma” viene colpita due volte. La prima
bomba cade tra la plancia e il castello di prora, la seconda sulla
plancia di comando. Entrambe le bombe scoppiano all’interno della nave
provocando incendi ed esplosioni. La corazzata si ferma, sbanda di 10
gradi a dritta. Poi le fiamme raggiungono il deposito di munizioni di
prora, la santabarbara: l’esplosione è terribile.
La
grande nave, orgoglio della Marina Militare italiana, 46000 tonnellate
di stazza, si spezza in due e affonda rapidamente trascinando con se
1253 dei 1800 marinai di equipaggio. Fra essi l’ammiraglio Bergamini,
il contrammiraglio Caraciotti e ottantasei ufficiali.
Anche
la corazzata “Italia” viene colpita, ma la micidiale bomba
radiocomandata attraversa la fiancata della nave che esploderà in
acqua. La nave può proseguire.
Sul
mare in calma relitti e molti naufraghi. Vengono recuperati 200
superstiti tra i quali molti feriti e 25 cadaveri.
Il
comando viene assunto dall’ammiraglio Romeo Oliva.
La
flotta punta verso Sud. L’Attilio Regolo e i cacciatorpediniere
Carabiniere, Fuciliere e Mitragliere si fermano e raccogliere
pietosamente i 25 morti e i 200 superstiti e proseguono poi per Port
Mahon, capoluogo di Minorca (Baleari), in Spagna.
La
Spagna è neutrale: la convenzione internazionale prevede che le navi
impegnate in guerra possano sostare solo 24 ore nei porti neutrali. Le
navi non si riforniscono di nafta da tanti giorni. E’ impossibile
riprendere la navigazione senza quei rifornimenti che la Spagna non può
concedere.
A
questo punto l’intervento della carlofortina
FORTUNA NOVELLA.
Appena
venuta a conoscenza che gli equipaggi di alcune navi militari italiane
si trovano in difficoltà si precipita al porto in aiuto dei
connazionali. Lei, la sola italiana residente a Mahon.
Cura
i feriti, procura da mangiare, trova le medicine, tiene i contatti con
le famiglie in Italia, corre in camposanto dove depone fiori sulla tomba
dei 25 marinai sepolti. Interviene presso le autorità locali onde
evitare l’internamento e grazie alla sua azione, anche se le navi vengono
internate, agli equipaggi viene concesso di restare a bordo e muoversi
liberamente.
Le
porte di casa Riudavetz-Novella e quelle di Villa Fortuna vengono aperte
ai 1800 marinai della formazione. Gli equipaggi delle navi sono composti
da marinai perlopiù giovanissimi che tanto sentono la lontananza
dell'Italia e della propria famiglia.
MAMMA
FORTUNA o MAMMA MAHON, così sarà chiamata quella piccola Signora dagli
occhi azzurri, fa loro da madre. Li nutre, li cura e distribuisce loro
consigli, affetto e anche gli abiti del defunto marito.
Quando
scendono a terra delle navi quei 1800 marinai sanno dove andare. Le case
della dolce Signora danno loro il sapore della vita domestica e quel
calore di italianità che li aiuta a superare quei momenti difficili.
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Una
testimonianza per tutte, quella dell’ufficiale cagliaritano
Enrico Lay, che scrive sull’album di casa Novella <<
A scuola mi hanno insegnato che la fortuna è una donna cieca o
bendata che ha la facoltà di dare il bene o il male. A Mahon ho
scoperto che Fortuna è una donna dagli occhi buonissimi che
parlano prima della bocca >>. |
| Fortuna
Novella |
Trascorrono
così 16 mesi, la partenza avviene il 15 gennaio 1945.
I
nostri giovani marinai salutano la loro benefattrice che li abbraccia
uno per uno. Ha le lacrime agli occhi. I suoi figlioli, come ama
chiamarli, piangono con lei.
Le
navi si allontanano. Mamma Mahon agita le braccia con un fazzoletto in
segno di saluto. I marinai, migliaia di mani tese verso di lei, fissano
l’immagine di Fortuna Novella per imprimerla un’ultima volta nella
loro mente .
Infine
Mahon scompare alla loro vista.
Fortuna
Novella non dimentica i morti della corazzata “Roma” sepolti a Mahon.
Cura che sulle croci venga sistemata una targhetta col nome del defunto
e non fa mancare preghiere e fiori.
Nel 1950, a
ostilità concluse, la Marina militare italiana decide di onorare i
caduti che riposano a Mahon.
Le salme
vengono composte in un nuovo monumento di marmo dello scultore Armado D’Abrusco.
Novella
Fortuna partecipa alla cerimonia il 29 settembre. Agli occhi degli
ufficiali italiani giunti a Mahon per assistere alla cerimonia quella
donna piccola già avanti negli anni di cui tanto hanno sentito parlare
in Italia sembrò, sotto il profilo morale, un gigante e le parole dell’ammiraglio
Ferrante Capponi ne dettero conferma << Vi è una persona in
Mahon alla quale noi dobbiamo molta gratitudine: la signora Fortuna
Novella. Essa ha svolto in passato una preziosa opera di assistenza ai
nostri equipaggi e dimostra tuttora verso i caduti che sono qui sepolti
una cura pia ed amorevole della quale è soltanto capace un’anima
nobile e generosa mossa da amor patrio e carità cristiana >>.
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