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La storia dei galanzieri - parte terza

Create: 06/08/2016 - 02:07
Bilancella nel porto di Carloforte

La storia dei galanzieri e le origini del movimento socialista a Carloforte in Sardegna.

 

Testi e ricerche di G.Aste e R. Cambiaggio.
Impaginazione e realizzazioni grafiche a cura delle guide del Museo Civico.
Esportazione sul web a cura di Pietro Cappai.

 

Parte terza

L'azione di Cavallera non era un'azione isolata; in quegli anni infatti in Sardegna e in Italia s'andava affermando il pensiero socialista che portava avanti le istanze dei lavoratori, le cui condizioni avevano indotto uomini di cultura a difenderne i diritti e a organizzarli nella lotta comune contro lo sfruttamento padronale.

Era il periodo in cui le società belghe, inglesi e francesi diventavano proprietarie delle concessioni delle miniere  sarde che sfruttavano esosamente e in cui il lavoro dei sardi era destinato soltanto alla estrazione del minerale, mentre i profitti emigravano altrove, all'estero o in continente.

Le stesse tonnare e la relativa industria erano in mano a capitalisti genovesi. Molte società forestiere si contendevano la Sardegna e le sue risorse solo a scopo di rapina. La situazione era anche aggravata dal fatto che i salari erano molto bassi e diversi da quelli che ricevevano ilavoratori delle altre regioni italiane. Nel 1894, il Pais-Serra scriveva nella relazione per la Camera dei Deputati, che non immaginava

"…che le condizioni di quest'ultima regione d'Italia fossero gravi ed eccezionali, che in quelle provincie i mali, purtroppo comuni alle altre parti del Regno, assumessero forma più acuta e di maggiore violenza … donde una indeterminata aspirazione a rimedi, non solo urgenti e radicali, ma tali che tenessero conto delle condizioni anomale in cui l'isola trovasi in confronto alle altre parti dello stato(3)".

In tale ambiente non esistevano le grandi divisioni politiche e sociali ma "soltanto partiti personali, consorterie, nello stretto senso della parola" (vedi Pais-Serra citato); Verso la fine del secolo cominciò però a svilupparsi "un moto di idee e di cultura che cercava di prendere coscienza dei problemi reali della Sardegna (vedi Sotgiu cit. pag 68): erano gli anni nei quali proprio in Sardegna maturarono le prime esperienze giovanili di uomini destinati ad avere un grande peso nella storia futura del movimento operaio e in quello cattolico e in genere nella vita del paese: Gramsci, Lussu, Segni; erano gli anni nei quali si formarono e acquistarono dimensione nazionale personalità come Grazia Deledda e Sebastiano Satta, mentre Felice Cavallotti diventava l'idolo delle masse popolari. Era vivo ed ampio un movimento ideale e culturale, destinato col volgere degli anni ad avere importanti sviluppi anche sul piano politico, un movimento che riproponeva i temi dell'autonomia e dell'Autogoverno.

Tale era l'ambiente sardo quando vi comparve l'idea socialista e vi si diffuse rapidamente, naturalmente l'adesione al socialismo non coincideva con l'adesione al partito o alla sua azione generale, ma spesso solamente l'iscrizione a una lega, a una camera di lavoro, a una mutua di soccorso, a una cooperativa (Sotgiu cit.).

A Cagliari comparve presto una vasta fioritura di socialisti, i giovani accorrevano nelle file del partito e tra di loro vi svolgeva una intensa attività l'allora studente Jago Siotto; si formò una lega di ferrovieri per opera dello stesso Cavallera, allora studente in medicina; si pubblicò il primo giornale socialista sardo "La Volontà", nella provincia di Sassari la nuova idea assunse proporzioni di fenomeno sociale. Mentre però a Cagliari e a Sassari ben presto il movimento si sfasciava, l'idea si diffondeva nel bacino minerario del Sulcis-Iglesiente, dove la classe dei minatori era "Abbruttita dal lavoro, dalla miseria e dall'ignoranza, affidata senza alcuna garanzia alla tirannide e allo sfruttamento dei capitalisti"(Sotgiu cit.). Sorsero infatti le prime organizzazioni in tutto il bacino minerario ed a Carloforte, dove come abbiamo visto, il socialismo trovò terreno propizio ad opera di Cavallera. Anche la sua Lega dei Battellieri non ebbe però lunga vita: il 6 Giugno 1898 fu sciolta dalle autorità nel clima di repressione creatosi in Italia in seguito ai disordini verificatisi in varie parti(in quell'anno il prezzo del pane in conseguenza di una vasta crisi economica internazionale rincarò ancora rendendo più dura la miseria del popolo); a Parma la folla si scatenò tagliando i fili del telefono e distruggendo i lampioni della luce elettrica; a Firenze fu invaso il Palazzo Strozzi, dove era alloggiata la Regina d'Olanda; a Milano il generale Bava-Beccaris fece sparare sulla folla inerme durante alcuni tumulti: (rimasero uccise 80 persone e per le strade continuarono i combattimenti per altri quattro giorni. La colpa di questo episodio fu riversata sui socialisti e subito furono adottate misure repressive, furono arrestati il radicale Romussi, il repubblicano De Andreis, insieme a Costa, Bissolati e alla Kuliscioff; Turati venne condannato a 12  anni di carcere, furono militarizzati i ferrovieri e gli impiegati dello stato per impedirne lo sciopero, furono chiuse le Università delle principali città, sciolte le camere del lavoro, banche contadine, associazioni ed Enti di varia natura. La stessa sorte toccò alla Lega di Cavallera, il qAndrea Costauale però non si perse d'animo e ricostituì quasi subito una Società di Previdenza tra battellieri, con scopi dichiarati di assistenza e previdenza, ma con l'ovvio sottofondo di attività socialista e sindacale. Così la lottacontinuò  incessante anche se ci furono altre repressioni (il Cavallera fu arrestato) e anche se in seno al movimento operaio si verificò la scissione (riflettente quella nazionale) tra gli elementi d'ispirazione socialista e quelli d'ispirazione cattolica.

Nel 1891 papa Leone XIII aveva pubblicato l'importante Enciclica (Rerum Novarum) nella quale pur condannando la lotta di classe, prendeva una posizione precisa e nuova sui problemi sociali sostenendo che le eccessive disuguaglianze economiche andavano ridotte e che i lavoratori avevano il diritto di organizzarsi e associarsi in sindacati. Così accanto alle organizzazioni socialiste "Rosse" sorsero sindacati e cooperative "Bianche" che si diffusero rapidamente. Pur perseguendo gli stessi fini, a Carloforte i due raggruppamenti finirono con l'intralciarsi e danneggiarsi a vicenda (ancora oggi con i termini di Cappe bianche e Cappe nere, vengono ricordati i due schieramenti politici di allora). Intanto da parte del governo Italiano si andava delineando una nuova linea politica verso le organizzazioni sindacali. E' del 1° Giugno 1906 il telegramma che Giolitti inviò ai prefetti perché salvaguardassero le aspettative delle classi operaie e garantissero la neutralità dello Stato nelle lotte tra capitale e lavoro.(4)

Qualche miglioramento si deve comunque registrare, come l'aumento del prezzo del trasporto del minerale concesso nel 1912 dalle società minerarie, pur rimanendo le condizioni generali nel complesso inalterate sino a quando il traffico minerario non incominciò, seppur lentamente, a scemare. Molte società provvedevano a trovare altre vie più agevoli e convenienti per il trasporto dei loro prodotti, con la costruzione di strade, il porto di Cagliari divenne sempre più competitivo. A Carloforte non rimasero che la Gennamari-Ingurtosu e la Malfidano e sporadicamente Buggerru e Nebida. . Così dalla media anteguerra delle 100.000 tonnellate si scende velocemente a quella ben più modesta delle 53.000 del quadriennio 1931-34.

Pur mantenendo le caratteristiche e la funzionalità di un'attività primaria per l'economia carolina, quella dei Galanzieri vede rarefarsi il numero dei lavoratori: poco meno di 500 nel quadriennio citato, contro gli oltre 1200 dell'immediato dopoguerra, è calato il numero dei lavoratori, è migliorata col motore la navigazione, ma sono pur sempre le condizioni di lavoro umano (zappa-coffetta): duro, massacrante, bestiale; le combattute controversie del più recente passato avevano potuto apportare soltanto qualche lieve miglioramento sul piano economico, ma nulla avevano potuto sulla "qualità" del lavoro anche perché condizionato dalla sua stessa natura.

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Pietro Cappai

Realizzo siti web ed insegno nella scuola superiore di secondo grado. Amo il mare, gli sport velici e la musica. Vivo a Carloforte sull'Isola di San Pietro in Sardegna. Potete visitare il mio sito personale a http://www.pietrocappai.info.

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