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Dialetto,
letteratura, poesie, musica ed altro
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| E'
nostra intenzione pubblicare brani di letteratura carlofortina, poesie
in dialetto e quanto altro abbia a che fare con la cultura carlofortina,
che a parere di chi scrive va mantenuta e valorizzata.
Ben vengano segnalazioni da parte dei visitatori del sito.
Ci rifiutiamo comunque di pubblicare qualsiasi cosa che abbia
volontariamente od involontariamente a che fare con i luoghi comuni più
utilizzati quali: " L'Isola verde lontana, il paese del
bengodi" ed altre forme di campanilismo che danno un'immagine
irreale, falsa, assolutamente non pertinente alla realtà di ciò che è
Carloforte, l'Isola di San Pietro e soprattutto il modo di vivere dei
suoi abitanti.
Il webmaster. |
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Nötte de San
Gianmbattishta
di Giuseppe Damele Garbarino.
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Notte di San
Giovanni Battista
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Shtanötte
in queshta nötte antiga
de föghi
a rüzò a bràighe
nell'odù dell'erba
i zöghi
dell'amù.
A shtè a s'avvie...
E duman u su
za u ciàighe
pê vie du se
versu a porta dell'invernu.
Eternu gìu
dansa
reshpiù e sushpiù
d'amante ad amante
eccitante magìa
se rinnöve
shtanötte infinìa
ch'a shcrove
a me nötte
a to nötte
suli
in ta fragransa
dell'erba
shtanötte superba. |
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Stanotte
in questa notte antica
di fuochi
la rugiada brìga
nell'odore dell'erba
i giochi
dell'amore.
L'estate si avvia...
E domani il sole
piegherà
per le vie del cielo
verso la porta dell'inverno
Eterno gioco
danza
respiro e sospiro
d'amante ad amante
eccitante magìa
si rinnova
questa notte infinita
che scopre
la mia notte
la tua notte
soli
nella fragranza
dell'erba
questa notte superba. |
| Tratta
dal libro Grammatica Tabarkina di Nino Simeone edito da Bandecchi e
Vivaldi. |
Nella notte di San
Giovanni, che cade tra il 23 ed il 24 giugno, in passato si compivano
due riti importanti per la comunità tabarkina: lo scambio della
promessa fra innamorati (giuramento di fedeltà) e l'elezione dei
"compari e comari", cioè un patto, indissolubile e sacro,
d'amicizia tra due persone. La cerimonia della promessa fra innamorati
avveniva in questo modo: l'uomo con la mano sinistra deponeva in seno
alla ragazza alcuni chicchi di grano, simbolo dell'abbondanza, e le
stringeva la mano destra, mentre la ragazza passava tra le mani unite il
rosario, simbolo della fede. Durante la notte ci si recava in campagna
per cogliere l'erba di San Giovanni Battista, una varietà di menta
selvatica (mentastro).
Questa ricorrenza si festeggia ancor oggi, ma ha perso la valenza morale
e sociale di un tempo. |
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La
preghiera dei tonnarotti
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La preghiera dei tonnarotti prima
della mattanza
Vai
alla pagina
sulla
tonnara.
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Nella foto:
Dopo la mattanza il tonno viene portato all'interno dei locali
delle tonnare. |
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| Mattanza
o matanza: sostantivo femminile. Punto culminante della pesca dei
tonni, che consiste nell'uccisione di essi dopo che sono stati spinti
dentro la tonnara. (Salvatore Battaglia - Grande dizionario della Lingua
Italiana)
.
Vedi anche:
La
mattanza.
La
lavorazione del cuore di tonno e della bottarga. |
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Quando il sole cominciava ad apparire all'orizzonte, liberando gli uomini dal freddo dovuto alla forzata immobilità, il rais si alzava in piedi invitando la ciurma alla preghiera, mentre le bastarde erano già allineate davanti alla porta del canepo.
Era affascinante vedere quegli uomini, le spalle possenti, le mani indurite dal lavoro, lo sguardo avido e attento, alzarsi impacciati, cavarsi i berretti, pronti a ripetere le invocazioni che erano la testimonianza di una storia antica, più antica della vita stessa del paese.
La preghiera iniziava con un "Ave" alla Madonna e un "Credo" allo Spirito Santo. Seguivano poi sette
"Pater" dedicati a:
S. Antoniu- Cu ne desbarasse u camin e cu n'asciste in te nostre operasuin (S. Antonio che ci liberi il cammino e che ci assista nelle nostre operazioni).
S. Giorgiu- Cu ne libere dai pesci cattii ( S. Giorgio che ci liberi dai pesci cattivi).
S. Gaitan- Cu ne mande da Pruvvidensa (S. Gaetano che ci mandi della Provvidenza).
Il coro rispondeva <<onu che u l'ha i pigoèggi>> (no che ha i pidocchi. Il riferimento era per due poveracci del paese di nome Gaetano e questa risposta era considerata un amuleto).
S. Pe'- Cu ne mande na bugna pesca (S. Pietro che ci mandi una buona pesca).
La preghiera terminava con un "Pater" per le anime del Purgatorio e uno per i Santi protettori.
Ultimata la preghiera il rais pronunciava il rituale "in nome de Diu
molla!" e si calavano le "leve" (porta delle camere).

Giuseppe Conte, Addio amico tonno, Cagliari 1985, pp. 89-90.
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Musica mediterranea con testi in tabarkino (carlofortino)
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| I testi in dialetto
dei brani musicali del progetto
musicale Marenostrum ideato e coordinato da Mario Brai,
musica rock, blues e multi etnica in salsa mediterranea |
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Progetto
Musicale Marenostrum
I testi sono in italiano e tabarkino,
il flessibile dialetto di origine ligure parlato a Carloforte, ricco dei
suoni del mondo che un popolo di pescatori e naviganti si è portato
dietro nel suo girovagare. L’uso del dialetto consente di conservare
uno dei pilastri della cultura di un popolo che nessuna modernizzazione
deve distruggere, ma tuttalpiù integrare, permettendo anche di superare
i limiti della melodica lingua italiana che spingono molti giovani
gruppi nostrani a scegliere di scrivere le proprie canzoni nella più
dura e ritmica lingua inglese.
Tratto dalla presentazione del progetto
Marenostrum a cura di Mario Brai, cantante,
chitarrista, violinista carlofortino.
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